I debiti: finanziarie e tasse

L’8 novembre 2018 è il giorno in cui ho superato un confine.
È la data del mio primo prestito in banca chiesto per giocare. Non per necessità reali, non per costruire qualcosa, ma per alimentare una dipendenza che ormai aveva preso il controllo. Per me, quello è stato il passaggio definitivo alla ludopatia*.

In realtà, i debiti avevano già iniziato a farsi strada prima. Nel 2016 avevo chiesto un prestito per coprire tasse non pagate, perché avevo iniziato a giocare anche i soldi destinati al fisco. Avevo paura delle cartelle esattoriali, delle sanzioni, delle more. Ma quella paura non era sufficiente a fermarmi.

Pagavo le rate regolarmente e risultavo un buon pagatore. Questo mi rendeva affidabile agli occhi delle banche e mi permetteva di chiedere altri finanziamenti, spesso giustificandoli come necessari per chiudere debiti precedenti. In realtà, finivano quasi sempre nel gioco d’azzardo.

Nel 2019 ho sfruttato fino in fondo una possibilità concessa dal sistema: ottenere prestiti fino al 40% dello stipendio netto. Ne ho chiesti altri quattro. Troppi.
Le scadenze erano diverse, confuse. Non controllavo più il conto. Ed è lì che è iniziata una relazione tossica con le finanziarie.

Ogni giorno arrivavano chiamate di recupero crediti. A volte bastava un solo giorno di ritardo per attivare procedure aggressive. Non rispondevo più ai numeri sconosciuti. Alcuni operatori arrivavano quasi a minacciarmi. Mi sentivo giudicato, sbagliato, schiacciato.

Le more cambiavano da finanziaria a finanziaria: alcune aggiungevano pochi centesimi, altre 20 euro per un giorno di ritardo. Bonifici, bollettini, addebiti automatici: un caos continuo che alimentava ansia costante e senso di colpa.

Quando i pagamenti saltano, arriva la segnalazione al SIC/CRIF. È così che diventi ufficialmente un “cattivo pagatore”.
Bastano pochi giorni di ritardo per essere segnalati, mentre servono sei mesi di pagamenti perfetti per ripulire la posizione. Da quel momento, le banche chiudono le porte. E ogni richiesta rifiutata peggiora ulteriormente la situazione.

Nel 2022 è arrivato l’avviso di irregolarità per le tasse del 2017. Se non avessi pagato, sarebbe diventato una cartella esattoriale con sanzioni ancora più pesanti. Grazie all’aiuto dei miei genitori ho potuto rateizzare e pagare tramite F24.

Quello è stato il periodo della mia totale perdita di controllo.
Eppure, incredibilmente, sono riuscito a non far saltare quei pagamenti. O meglio: a volte li giocavo, ma poi riuscivo a recuperare in tempo. Un equilibrio fragile, pericoloso, che poteva rompersi in qualsiasi momento.

Nell’estate del 2022 ho ottenuto anche una carta revolving. Uno strumento che sembra comodo, ma che ha tassi altissimi. Ho usato subito tutto il credito e sto ancora pagando.
Quando sarà finalmente saldata, la distruggerò. Non per simbolismo, ma per chiudere definitivamente con ciò che rappresenta.

Perché il debito, quando nasce dal gioco d’azzardo, non è solo un problema economico.
È ansia, vergogna, paura del telefono che squilla.
Ed è una delle catene più difficili da spezzare.

*Giocatore patologico: il gioco d'azzardo rappresenta una forma di dipendenza che induce il soggetto ad avvertire una necessità imperante di giocare, e il desiderio irrefrenabile di voler recuperare il denaro perduto, che lo porta a perdere la percezione sia del tempo che del denaro impiegato nel gioco. Giocare denaro diventa il centro di interesse esclusivo della propria esistenza. La dipendenza da gioco comporta dei costi non solo relativi alla salute del giocatore, ma anche al coinvolgimento dell'ambito familiare, lavorativo e sociale.

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