I debiti con amici e familiari
Sono una persona fortunata.
Ho sempre avuto amici e familiari pronti ad aiutarmi quando toccavo il fondo. Ma col tempo ho capito che questa fortuna può trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Sapere che qualcuno mi avrebbe salvato, inconsciamente mi permetteva di continuare a giocare. C’era sempre un paracadute. E io continuavo a cadere.
Due amici, più di altri, mi hanno fatto riflettere.
Uno fu molto diretto. Durante il lockdown, mentre avevo già coinvolto i miei fratelli, mi disse che forse avrei dovuto non ricevere più aiuto da nessuno. Rischiare davvero, per imparare la lezione. In quel momento mi ferì profondamente. Ero terrorizzato: rischiavo una denuncia se non fossi riuscito a saldare un debito di lavoro. Oggi capisco il suo punto di vista. Allora, vedevo solo il pericolo.
L’altro amico, Mauro, aveva un approccio diverso. Mi ripeteva spesso che avrei dovuto chiedere aiuto a mia madre, perché una madre non lascia mai solo un figlio. Secondo lui, se una volta fossi rimasto davvero senza aiuti, forse la volta successiva avrei riflettuto di più.
Eppure, nei momenti più bui, lui c’era sempre. Ancora oggi faccio fatica a realizzare di aver ricevuto da lui 22.000 euro. All’epoca avevo perso completamente la percezione del valore del denaro.
C’era poi Giulio. Con lui il debito era di 11.700 euro.
Una persona pratica, concreta. Durante il mio tracollo tra il 2019 e il 2020 mi aveva prestato 7.000 euro, con l’accordo di restituire 500 euro al mese.
Non sono mai stato costante. A volte gli mandavo bonifici più alti dopo una vincita alle slot. Altre volte lo avvisavo che non ce l’avrei fatta. Nei momenti peggiori arrivavo perfino a chiedergli di restituirmi rate che gli avevo appena versato. Come debitore ero un disastro.
Nonostante tutto, sono riuscito a estinguere quel debito. Ma nel 2022, quando ho chiesto di nuovo aiuto, lui era molto più cauto. Non per cattiveria. Per realismo. Aveva dei progetti, voleva comprare casa. I suoi risparmi avevano un valore reale, non astratto come per me.
Con l’aiuto di Mauro nella contabilità, abbiamo firmato accordi tra privati: mi impegnavo a chiudere tutto entro il 2023 con la vendita dell’appartamento. Io avrei cercato lavoro all’estero. Avevo sviluppato una forte avversione per il luogo dove vivevo, perché la associavo alla mia storia di ludopatia.
Quel piano è saltato.
Mio fratello ha comprato casa per suo figlio, ma non poteva più permettersi di cambiare vita. Non me la sono sentita di stravolgere i suoi equilibri. E io ho dovuto trovare un’altra via.
Come se non bastasse, c’erano anche altri due debiti da 2.000 euro ciascuno con altri amici. Cifre più piccole, ma pagate con confessioni, preghiere e umiliazioni.
I debiti più dolorosi, però, sono stati quelli con la famiglia.
I miei fratelli non potevano aiutarmi economicamente. Restavano i miei genitori, e soprattutto mia madre. È impossibile quantificare quanto mi abbia aiutato: un flusso continuo, spesso a fondo perduto.
Per anni ho mentito. La scusa era la partita IVA, le spese, le tasse. Nascondevo i reali guadagni. Chiedevo aiuto per pagare F24 che, in realtà, finivano nel gioco.
Nel 2018 arrivai persino a inventare un falso collegamento PayPal per il saldo delle tasse. In realtà era nuovo denaro per il gioco. Un inganno consapevole.
Nel 2022 non ho più potuto mentire. Ho coinvolto mia madre per evitare l’ennesimo rischio penale. Fino a settembre l’ho chiamata almeno quattro volte. Ogni volta era un confronto devastante. Io facevo leva sulla pietà. Lei piangeva. Poi arrivavano la rabbia e la frustrazione.
Ricordo una sua crisi di pianto, prima dell’estate. Non sapeva più come aiutarmi. Mio padre piangeva di nascosto. Lei non dormiva più.
A volte mi chiedo come sia stato possibile essere così insensibile.
E a volte mi chiedo se quella insensibilità fosse colpa mia…o una conseguenza della ludopatia.
