Salute fisica
Quando si parla di salute fisica, alzo le mani.
Non è qualcosa che si può davvero controllare. Al massimo, si possono limitare i danni. Nel mio caso, la genetica non è stata clemente.
A settembre 2018, a soli 35 anni, ho dovuto affrontare un intervento di protesi bilaterale all’anca. Il mio fisiatra disse che il mio corpo era quello di un novantenne. Non era una battuta. Era una constatazione clinica.
Già nel 2016 avevo ottenuto un’invalidità del 50%, salita poi al 67% nel 2023.
Convivo tuttora con artrosi, problemi alle ginocchia, ernia del disco e un disturbo ludopatico con ansia e depressione. Tutto questo può diventare una scusa per giocare?
Se nel gioco d’azzardo trovo un breve momento in cui sto bene, vale la pena sacrificare tutto il resto?
Prima che il dolore prendesse il sopravvento, lo sport era la mia salvezza. Durante l’attività fisica il corpo rilascia endorfine, le cosiddette “pillole di felicità naturali”. Benessere reale, non simulato.
Il calcio, pur essendo lo sport peggiore per la mia struttura fisica, era irrinunciabile. Non solo per l’adrenalina, ma per la dimensione sociale: conoscere persone, condividere tempo, sentirsi parte di qualcosa.
Quando lavoravo come consulente con partita IVA avevo molto tempo libero. Andavo in bici, giocavo a tennis, ping-pong, facevo lunghe passeggiate in montagna. Arrivare in vetta regalava una sensazione di benessere profondo. Dovevo solo fare attenzione alle ginocchia, soprattutto in discesa.
Rinunciare a tutto questo è stato uno choc.
Il dolore era continuo: di notte, sulle scale, dopo una partita di calcio che mi costava giorni insonni. Ho provato a rimandare l’inevitabile con infiltrazioni, ma alla fine ho dovuto scegliere: continuare a soffrire per brevi momenti di felicità o cambiare radicalmente vita.
Dopo l’intervento, le uniche attività consigliate erano il nuoto – mai amato – e il ciclismo, che avevo ormai abbandonato. Avevo persino venduto la bici.
Il calcio, la mia valvola di sfogo, era sparito.
Nel frattempo, la ludopatia peggiorava.
Il gioco aveva sostituito lo sport nel rilascio di endorfine. Non importava più vincere o perdere: contava solo l’eccitazione del momento.
Nel 2022 anche la schiena è peggiorata. L’ernia del disco non lasciava alternative: niente interventi, niente farmaci miracolosi. Solo ginnastica dolce e costanza.
Ho odiato ogni minuto in palestra, ma sono riuscito a trovare un compromesso: pilates e ginnastica posturale. Non ero a mio agio, spesso ero il più giovane in sala, ma ne traevo beneficio. Anche in comunità sono riuscito a essere costante.
La mia storia con il corpo, però, parte da lontano. Da bambino ero sottopeso, poi sono passato rapidamente all’eccesso opposto, arrivando all’obesità. Il peso ha sempre oscillato, minando autostima e accettazione di me stesso. Questo ha influito sulle relazioni, sull’immagine che avevo di me, sulla paura del giudizio.
Alla fine, il gioco d’azzardo non giudica.
Ti accoglie, ti anestetizza, ti regala adrenalina. Rinunciarvi è difficile quando non hai mai trovato una vera alternativa.
Ora ci sto provando.
Ma dopo undici anni di lotta, il corpo e la mente portano ancora i segni della battaglia.
