Salute mentale: disturbi del sonno, memoria e concentrazione
Dormire bene è sempre stato un problema per me.
Non ricordo lunghi periodi della mia vita in cui il sonno sia stato davvero ristoratore. L’unica eccezione è stato un periodo all’estero, ma è rimasta un’eccezione, appunto.
I primi ricordi di disturbi del sonno risalgono all’università, più di quindici anni fa. Un ansiolitico mi faceva dormire anche dieci ore, ma al risveglio ero stordito, confuso. Ho smesso quasi subito.
All’inizio bastava un po’ di melatonina, poi nemmeno quella è stata più sufficiente. Come per gli ansiolitici, ho dovuto provarne diversi prima di trovare qualcosa di minimamente tollerabile.
Alcuni farmaci, paradossalmente, peggioravano la situazione. Ricordo una benzodiazepina che mi faceva svegliare alle cinque del mattino con forti attacchi d’ansia, irrequietezza e una sensazione di confusione mentale difficile da spiegare.
Col tempo, il disturbo del sonno ha iniziato a colpire anche memoria e concentrazione.
A volte ho l’impressione di soffrire di una sorta di demenza precoce: vuoti di memoria, difficoltà nel parlare, pensieri che si interrompono all’improvviso. È come se la frase restasse sospesa e la parola giusta non arrivasse mai.
Ho iniziato ad avere problemi sia di memoria a breve termine – dimenticare ciò che avevo letto pochi giorni prima – sia di memoria a lungo termine. È come se parti della mia infanzia e adolescenza si stessero scolorendo.
Questa cosa mi ha spaventato molto. Mi sono rivolto a un neurologo e gli ho parlato apertamente della mia ludopatia. Passare notti insonni, spesso legate al gioco d’azzardo, poteva incidere pesantemente sulla memoria. Per sicurezza ho fatto anche una TAC al cervello: tutto nella norma.
La diagnosi era chiara: non era il cervello a cedere, ma lo stile di vita.
Fa ancora più male pensarci sapendo che, da ragazzo, ero l’opposto.
Alle medie eccellevo in tutto. Mi sono diplomato al liceo scientifico e laureato con il massimo dei voti. Quelle erano soddisfazioni a cui avrei dovuto dare molto più peso.
Il crollo prestazionale si è visto anche nelle cose più semplici.
Sono sempre stato appassionato di giochi da tavolo, soprattutto quelli strategici e di cultura generale. Negli ultimi anni sono diventati un incubo. La mente si bloccava, il ragionamento si spegneva. Mi sentivo ignorante, andavo nel panico.
Quando qualcuno proponeva un gioco del genere, provavo quasi ansia anticipatoria. Gli amici non capivano e io passavo per quello che rovinava l’atmosfera.
Con chi conosceva i miei problemi abbiamo cambiato approccio: giochi cooperativi o basati sulla casualità. Una scelta strana per un ludopatico, ma almeno non giocavo soldi e potevo stare con gli altri senza sentirmi inadeguato.
Anche la concentrazione è stata fortemente compromessa. Nei periodi peggiori non riuscivo a leggere più di una pagina, né a seguire una serie TV o un film. Guardare un horror o leggere prima di dormire, cose che amavo, era diventato impossibile.
Solo in comunità ho iniziato a recuperare un minimo di attenzione. Oggi dipende molto dalle giornate: a volte riesco a leggere qualche pagina, altre volte l’astinenza mi spinge a prendere il cellulare e non riuscire a staccarmene.
Alla fine è tutto collegato.
Quando riesco a dormire, riesco anche a concentrarmi.
Quando il sonno manca, manca tutto.
Il neurologo mi ha detto che, tornando a un ritmo naturale sonno-veglia, la memoria dovrebbe migliorare.
Io ci spero. Perché perdere il sonno è difficile.
Ma perdere i ricordi lo è molto di più.
