Salute mentale: ansia, stress e depressione
Il meccanismo psicologico della ludopatia è semplice e spietato.
Quando mi sentivo ansioso o depresso, giocavo per stare meglio. Quando il gioco finiva, i sensi di colpa riaccendevano ansia e depressione. E così il ciclo ripartiva. Se non avevo liquidità, quello stato rimaneva lì, sospeso, in attesa della prossima giocata.
L’ansia è sempre stata una presenza familiare. In casa mia è quasi un tratto genetico, soprattutto da parte di mia madre. Ogni problema viene amplificato, ogni pensiero gira a vuoto. L’ingresso del gioco d’azzardo nella mia vita ha solo peggiorato questa predisposizione.
Durante il giorno riuscivo a mascherare tutto. Lo stress lavorativo, le responsabilità, le aspettative. Ma la sera, quando il rumore si abbassava, l’ansia mi crollava addosso. Era quello il momento in cui iniziavo a giocare. Spesso passavo intere notti con lo sguardo fisso sul telefono.
I primi farmaci che ho assunto sono stati ansiolitici, soprattutto per dormire. Ne ho cambiati diversi prima di trovarne uno minimamente efficace. Dormire, per me, è sempre stato un indicatore chiarissimo dello stato mentale: quando sto bene, dormo profondamente; quando sto male, il sonno scompare.
Con il tempo, ansia e stress hanno aperto la porta alla depressione.
Non parlo di semplice tristezza, ma di una condizione più sottile e costante: apatia, pensieri negativi, incapacità di provare gioia. Anche quando accade qualcosa di bello, non riesco a sentirlo davvero.
Questa è la mia depressione: un’alterazione del tono dell’umore che influenza ogni aspetto della vita. Dopo mesi di terapia con stabilizzatori dell’umore, faccio ancora fatica a capire quanto stiano aiutando. Non vedo tutto nero, è vero. Ma anche perché oggi il gioco non domina più ogni spazio, come prima.
Ci sono stati momenti in cui mi sono sentito sinceramente bene. Uno in particolare: il periodo all’estero, nel 2013. Lavoravo in un programma europeo post-laurea, mi piaceva ciò che facevo, mi piacevano le persone, il tempo libero era pieno. Dormivo bene, ero di buon umore, ero una versione migliore di me stesso.
Il ritorno alla vita di sempre è stato uno shock. Routine, abitudini, relazioni statiche. Ho iniziato a cercare qualcosa che mi stimolasse. E la pubblicità del casinò sul PC è arrivata nel momento peggiore possibile.
Tra settembre 2022 e marzo 2023, prima dell’ingresso in comunità, ho vissuto un altro crollo emotivo. Dovevo chiudere con la mia vecchia vita e, allo stesso tempo, non potevo più rifugiarmi nel gioco, se non in brevi momenti. Senza quella valvola, tutto il peso emotivo è emerso.
Uno dei problemi più comuni tra i ludopatici è la focalizzazione ossessiva sul negativo.
Le cose belle passano in secondo piano. Un complimento al lavoro, una passeggiata in un bel posto, una persona interessante conosciuta per caso: tutto sbiadisce in fretta.
Al contrario, basta una piccola frizione, una parola sbagliata, un gesto frainteso, e quello diventa il centro di ogni pensiero. La sera rimugino, analizzo, mi colpevolizzo. E l’ansia cresce.
L’aggravamento dell’invalidità ha certificato questo stato ansiogeno-depressivo.
Vorrei davvero riuscire a guardare il bello nella mia vita. Ma non è semplice. A volte, durante la terapia o nei gruppi di auto-mutuo aiuto, qualcuno mi fa notare quando parlo positivamente di qualcosa.
Succede raramente.
E ogni volta mi sorprende quanto poco valore riesca a dargli.
