Gruppi AMA
Le Associazioni AMA (Auto-Mutuo Aiuto) hanno due obiettivi principali:
Supportare le persone e le famiglie coinvolte nel gioco d’azzardo patologico*, attraverso gruppi di auto-mutuo aiuto;
Sensibilizzare e informare i cittadini sui rischi legati al gioco d’azzardo.
Sono presenti su gran parte del territorio nazionale (troverai i link in fondo alla pagina), solitamente nei capoluoghi di provincia. Le associazioni sono gestite da operatori esperti, mentre i gruppi sono facilitati da volontari formati, spesso persone che hanno vissuto in prima persona una dipendenza.
Esistono territori più virtuosi, dove queste realtà sono strutturate e ben organizzate, e altri in cui tutto si regge quasi esclusivamente sullo spirito di volontariato. In ogni caso, il valore dei gruppi resta enorme.
È importante chiarire subito un punto: i gruppi AMA non sono terapeutici. Non sono condotti da psicologi o psichiatri e non sostituiscono una terapia. Nelle comunità terapeutiche, al contrario, esistono spesso gruppi clinici settimanali gestiti da professionisti.
I gruppi AMA hanno un’altra funzione: la condivisione tra pari.
L’accesso è semplice e inclusivo. Nelle associazioni più strutturate è possibile fare un colloquio conoscitivo individuale prima di entrare nel gruppo, mentre in quelle più piccole spesso ci si accorda direttamente con il facilitatore per un breve confronto prima dell’incontro.
Partecipare a un gruppo AMA non è mai facile, soprattutto per chi non è abituato a mettersi in gioco. Nessuno, però, è obbligato a parlare: si può anche solo ascoltare.
Dalla mia esperienza, raramente ho visto qualcuno andare in difficoltà durante i primi incontri. L’atmosfera è informale, accogliente, e il classico giro di presentazioni aiuta subito a rompere il ghiaccio. Ci si rende conto quasi immediatamente di avere qualcosa in comune con gli altri, e questo facilita l’apertura.
Ogni gruppo funziona grazie a regole semplici ma fondamentali:
si parla sempre in prima persona;
si evita il giudizio;
non si usa violenza verbale o fisica;
si è il più possibile onesti;
non si parla degli assenti;
ciò che viene detto resta nel gruppo.
Per me, che per anni avevo mentito quotidianamente – prima di tutto a me stesso – queste regole sono state centrali. Mentire per paura del giudizio era diventata una seconda natura.
Nel gruppo, però, mentire non serve a nulla. Negare una ricaduta, ad esempio, è inutile: nessuno giudica, perché tutti conoscono quella possibilità. Al contrario, condividere permette di razionalizzare l’accaduto e ridimensionarlo.
In comunità facevo parte del progetto sobrietà, insieme a persone con dipendenza da alcol. È vero: cambiano le dipendenze, ma spesso le radici emotive sono simili.
Detto questo, i gruppi che ho frequentato all’esterno, composti esclusivamente da giocatori d’azzardo patologici, li ho sempre preferiti. Mi sentivo più coinvolto, più compreso, più “a casa”.
All’interno dei gruppi AMA si incontrano situazioni molto diverse: il pensionato che gioca ai gratta e vinci, la signora legata alla slot del bar, il giovane appassionato di scommesse sportive online, l’habitué del bingo.
Io mi sentivo più a mio agio con coetanei che condividevano il mio stesso tipo di gioco, soprattutto online.
Il gruppo è utile sotto molti aspetti. Prima di tutto come valvola di sfogo, non solo sul gioco, ma sulla vita quotidiana. Una delle domande più importanti è anche la più semplice: “Com’è andata la settimana?”
Questo aiuta a guardare oltre il gioco e a individuare altri comportamenti disfunzionali.
Un altro aspetto fondamentale è il senso di appartenenza. Sentirsi accettati nonostante tutto rafforza l’autostima e dà energia.
Inoltre, confrontarsi con persone che sono riuscite a smettere di giocare – anche da molti anni – è estremamente motivante. Le loro storie insegnano anche che il rischio di ricaduta esiste sempre e non va mai sottovalutato.
Nei gruppi si parla molto di gestione economica. Il SerD mi aveva suggerito per anni di affidarmi a un amministratore di sostegno. L’ho fatto solo recentemente, e spesso mi chiedo cosa sarebbe successo se lo avessi fatto prima.
La gestione economica è strettamente legata alla rendicontazione: ogni euro deve tornare ad avere valore.
Io avevo completamente perso il senso del denaro. Giocavo fino all’ultimo centesimo, senza differenza tra uno e duecento euro. Caricavo mille euro su un conto di gioco e li perdevo in pochi minuti, mentre nella vita quotidiana sopravvivevo con pochi spiccioli. Una contraddizione totale.
La rendicontazione, soprattutto se condivisa con un familiare, aiuta a ristabilire il valore del denaro e, soprattutto, a ricostruire le relazioni.
I gruppi AMA sono utili anche per i familiari: permettono loro di comprendere meglio la dipendenza, i comportamenti, le paure e le contraddizioni del giocatore.
Ho visto genitori ritrovare un contatto profondo con i propri figli proprio grazie al gruppo. In questi casi, il gruppo diventa non solo un supporto, ma un vero punto di ripartenza.
*Giocatore patologico: il gioco d'azzardo rappresenta una forma di dipendenza che induce il soggetto ad avvertire una necessità imperante di giocare, e il desiderio irrefrenabile di voler recuperare il denaro perduto, che lo porta a perdere la percezione sia del tempo che del denaro impiegato nel gioco. Giocare denaro diventa il centro di interesse esclusivo della propria esistenza. La dipendenza da gioco comporta dei costi non solo relativi alla salute del giocatore, ma anche al coinvolgimento dell'ambito familiare, lavorativo e sociale.
