Sponsor
Il concetto di sponsor è solitamente associato alle dipendenze da sostanze, ma si applica perfettamente anche al disturbo da gioco d’azzardo.
Lo sponsor è una persona che ha concluso con successo un percorso di recupero e che, proprio per questo, è in grado di comprendere difficoltà, ricadute e contraddizioni meglio di chiunque altro.
Lo sponsor non è un professionista, né deve diventare un migliore amico. Il suo ruolo è quello di affiancare il giocatore nella crescita personale, aiutandolo a riconoscere i comportamenti disfunzionali, rafforzare la motivazione e attraversare i momenti più delicati del percorso.
La forza dello sponsor sta nell’esperienza diretta. Avendo già combattuto il demone del gioco, conosce la lingua della dipendenza, anche quando il giocatore non è ancora consapevole di ciò che gli sta accadendo.
Allo stesso tempo, lo sponsor non può essere proattivo: è il giocatore che deve chiedere aiuto. Questo passaggio, apparentemente semplice, è spesso il più difficile.
Decidere di affidarsi a uno sponsor significa arrivare a una doppia consapevolezza: avere un problema ed essere disposti a farsi aiutare. Due fasi che, nella mia esperienza, hanno richiesto anni.
Ho impiegato quattro anni solo per chiedere aiuto la prima volta, senza però essere pronto a trasformare quella richiesta in azioni concrete. Dopo pochi mesi mi sono richiuso nel mio guscio. Sono serviti altri cinque anni per fare una richiesta diversa, più matura, più vera.
Uno degli aspetti più potenti dello sponsor è l’assenza totale di giudizio. Con lui si può parlare di tutto: pensieri ossessivi, voglia di giocare, ricadute, senza paura di essere etichettati o colpevolizzati. Questo abbassa drasticamente l’ansia e permette di essere finalmente sinceri.
In alcuni casi, lo sponsor può assumere anche un ruolo pratico, diventando un punto di riferimento per la rendicontazione o persino per la gestione economica, aiutando a “chiudere i rubinetti” al gioco.
Il mio sponsor è stato Mauro, un amico con cui avevo condiviso per mesi il gioco d’azzardo. All’epoca non poteva ancora essere definito sponsor: eravamo entrambi prigionieri della dipendenza. Eppure, parlare con lui mi faceva bene. Condividevamo esperienze di gioco e difficoltà quotidiane, parlando la stessa lingua.
Quando ha smesso di giocare, ha iniziato a raccontarmi cosa provava nei momenti di forte desiderio, ma anche le piccole conquiste: vedere il conto crescere, potersi permettere qualcosa di personale.
Ricordo la gioia con cui mi disse: “Mi sono appena comprato la maglia della mia squadra”. Dopo anni di ristrettezze economiche, quel gesto aveva un peso enorme.
Ero felice per lui, ma non ero pronto per uno sponsor. Anzi, in modo malsano, ho provato a coinvolgerlo di nuovo nel gioco, con l’illusione di “controllarci a vicenda”. Oggi mi fa male pensarci. Fortunatamente è stato più forte di me e si è allontanato. All’epoca mi sono sentito abbandonato, ora capisco che stava semplicemente proteggendo sé stesso.
Il luogo migliore per trovare uno sponsor resta, senza dubbio, il gruppo AMA. Il volontario che facilita il gruppo che frequento oggi è l’esempio più chiaro di sponsor che io conosca.
Ha superato la dipendenza da anni, è sempre disponibile e aiuta concretamente molti giocatori, anche nella gestione della rendicontazione. Senza giudizio, ma con fermezza, riesce a richiamare chi si sta perdendo.
Anche tra i partecipanti ai gruppi nascono spesso rapporti spontanei. C’è un feeling speciale tra chi condivide la stessa dipendenza. Anche se ci si conosce da poco, la voglia di aiutarsi è immediata. Da lì a scambiarsi un numero di telefono il passo è breve.
Sponsor e gruppi di auto-mutuo aiuto vanno spesso di pari passo. Per questo motivo ne consiglio vivamente la frequentazione: insieme rappresentano uno degli strumenti più concreti e umani nel percorso di uscita dal gioco d’azzardo.
